LA VERA MINACCIA – Le verità proibite dell’invasione in Iraq

da un articolo di John Pilger

Abbiamo visto un uomo cullare il cadavere della figlia neonata, zuppo del suo sangue. Una donna in nero inseguire un carro armato con le braccia spalancate: la sua famiglia era composta da sette persone e sono tutte morte. Un marine americano uccidere una donna perché si trovava per caso vicino a un uomo in uniforme. "Mi dispiace", commenta, "ma la ragazza si è messa in mezzo". Coprire il tutto con un manto di rispettabilità non è stato facile per Bush e Blair. Adesso milioni di persone sanno abbastanza; il crimine è fin troppo evidente.

Nel 1946 il tribunale di Norimberga respinse le tesi a difesa dei tedeschi, che adducevano la "necessità" di attacchi preventivi contro i nemici della Germania. "Dare il via a una guerra di aggressione", si legge nella sentenza del tribunale, "non solo è un crimine internazionale; è il crimine internazionale supremo, e differisce dagli altri crimini di guerra soltanto perché contiene in sé il male di tutti gli altri".

A questo la scrittrice palestinese Ghada Karmi aggiunge "un razzismo profondo e inconscio che impregna ogni aspetto della politica occidentale nei confronti dell'Iraq". Come l'invasione americana del Vietnam fu alimentata dal razzismo, per cui si potevano assassinare impunemente i "musi gialli", così le atrocità in Iraq sono appartenute alla stessa categoria. Se avete un dubbio capovolgete l'attualità e osservate l'uso di due pesi e due misure.

Immaginate dei carri armati iracheni in Italia e truppe irachene che cingono d'assedio Napoli. Assurdo? Be', qui non succederebbe. Ma i militari britannici hanno fatto proprio questo a Bassora, una città di dimensioni comparabili: sparato missili e sganciato bombe a frammentazione su una popolazione con il 40 per cento di bambini.
Dall'11 settembre 2001, la "nostra" propaganda e il suo razzismo inconfessato hanno imposto una distorsione imperiale della moralità. Gli iracheni non si stavano battendo per la loro patria, erano "vigliacchi" e subumani perché usavano la tattica del mordi e fuggi contro un invasore di potenza enorme: come se avessero altra scelta. Questo sminuire il loro coraggio e questo disprezzo della loro umanità ci pone di fronte a una questione morale profonda: nel 2003 è ancora vero – come al tempo di Hiroshima – che solo le "nostre" vite hanno valore?

Queste invasioni angloamericane di paesi deboli e pressoché indifesi mostrano che aspetto avrebbe il mondo che l'America ha intenzione di dominare con la forza. Con la sua processione di vittime degne e indegne e con l'insediamento di basi vicino a tutte le principali fonti di combustibili fossili. Ora abbiamo anche l'elenco: Iran, Cuba, Libia, Siria e Cina faranno meglio a stare attenti. La Corea del Nord potrà non essere un bersaglio americano nell'immediato, perché la sua minaccia di guerra nucleare è stata efficace. Ironicamente, se l'Iraq si fosse tenuto le sue armi nucleari, probabilmente non sarebbe stato invaso.

Ma la verità più proibita è che i veri nemici della nostra sicurezza sono questo governo britannico militarista e la superpotenza sfrenata di cui è al servizio. Fra la miriade di sondaggi, il più illuminante è stato fatto dalla rivista americana Time su 250mila europei. La domanda era: "Quale paese rappresenta il più grave pericolo per la pace mondiale nel 2003?". Ai lettori era chiesto di sbarrare una delle tre caselle corrispondenti alle tre risposte possibili: l'Iraq, la Corea del Nord e gli Stati Uniti. L'8 per cento degli intervistati ha giudicato più pericoloso l'Iraq; il 9 per cento la Corea. L'83 per cento ha votato per gli Stati Uniti.

Nuovo bipolarismo

Solo una propaganda efficace e un giornalismo corrotto possono impedirci di capire queste verità. Rupert Murdoch è stato ammirevolmente sincero quando, elogiando Bush e Blair come "eroi", ha detto: "In Iraq ci saranno danni collaterali. E per dirla brutalmente, meglio infliggerli subito". Ciascuno dei suoi 175 giornali ha trasmesso più o meno questo messaggio sinistro, e così anche il suo canale televisivo americano.
Come possiamo affrontare questa minaccia rivolta a tutti noi? La risposta, credo, sta nel comprendere la portata del nostro potere. Patrick Tyler ha saggiamente scritto sul New York Times che l'America si trova di fronte a "un nuovo e tenace avversario": l'opinione pubblica. E che stiamo entrando in un nuovo mondo bipolare, caratterizzato da due superpotenze: da una parte la banda Bush-Blair e dall'altra l'opinione mondiale, una forza autenticamente popolare che finalmente si sta muovendo e la cui consapevolezza aumenta ogni giorno. Non fu forse il poeta Shelley che in un'analoga congiuntura storica ci esortò a "levarci come leoni dopo il sonno?".

LA VERA MINACCIA – Le verità proibite dell’invasione in Iraqultima modifica: 2006-05-16T17:41:35+02:00da kayanga
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Un pensiero su “LA VERA MINACCIA – Le verità proibite dell’invasione in Iraq

  1. Rispetto … la penso esattamente come te… ma il problema è che ci sono molte persone succubi dei mass media… queste sono le stesse persone che considerano tutti i musulmani terroristi e lo zio d’america un pacifista che si sta sacrificando per portare pace …. i mass media distorciono la realtà in modo davvero esorbitante… e questo fa più paura delle armi atomiche! Ciao

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